Anche stasera a Londra da un partecipante all’incontro con i candidati del Partito Democratico Simona Milio e Ivan Scalfarotto, sono state poste due domande ineludibili:
Pur condividendo lo spirito e gli ideali del Partito Democratico, come si può votare un partito che candida personalità discusse quali Crisafulli, Enzo Carra, Binetti oltre che una sfilza di mogli, figli, segretari e portavoci di vecchi esponenti politici, senza alcun criterio di merito e impegno?
Come si può chiedere ad un cittadino della Campania di rinnovare la fiducia ad un partito il cui massimo esponente è un Presidente che ha assistito impassibile al decadimento politico e morale di una Regione cosi bella piena di risorse?
Scalfarotto ha dato una risposta senz’altro molto ottimista, dicendo che “Rome was not built in a day”, un cambiamento concreto dei costumi politici richiede sempre molto tempo e che il PD si è incamminato sulla giusta strada moltiplicando la presenza di donne, giovani e personalità indipendenti in lista. Pertanto votare PD significa premiare questa volontà di cambiamento e aiutarla ad estendersi.
Il difetto della risposta di Scalfarotto è secondo me, quello di non considerare la possibilità di un elettore di premiare o sanzionare il Partito per il quale propende a seconda dei comportamenti concreti, quali ad esempio le personalità candidate in una data area, oltre che sui principi generali.
La mia proposta agli elettori del PD (tra i quali il sottoscritto) è la seguente:
Dato che a supporto della candidatura di Veltroni come primo ministro vi sono due liste coalizzate, perchè non sostenere l’Italia dei Valori in quei casi davvero eclatanti quali quello del Senato in Sicilia, dove la scelta delle candidature nelle liste del PD è per lo meno discutibile (un amico di un boss mafioso e un condannato per falsa testimonianza in un processo per tangenti)?
Un tale comportamento avrebbe due vantaggi concreti:
1) Non danneggerebbe Veltroni nella sua corsa per diventare Primo Ministro.
2) Renderebbe chiaro a tutti che il mancato appoggio al PD di ampi settori del proprio elettorato sarebbe dovuto alla disapprovazione verso le candidature proposte in quel dato territorio, non dei suoi principi.
Provate ad immaginare se, per esempio, in Sicilia l’elettorato accordasse il 30 % al PD alla Camera e, ipoteticamente una percentuale di molto inferiore al Senato, con una parallela crescita dell’Italia dei Valori. Il segnale sarebbe chiaro, con una classe politica arraffona e poco rappresentativa non si va da nessuna parte.
Se il PD vincesse in gran parte del paese e venisse punito dai suoi elettori nelle zone dove si è “comportato male” in favore del suo alleato sarebbe probabilmente costretto a seguire un comportamento virtuoso per venire incontro al volere dei propri elettori e cercare di riguadagnare il consenso perduto.
Si può fare?




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